Non si finisce mai di conoscersi, perché non si finisce mai di cambiare.
Tania Pignanelli
domenica 30 gennaio 2011
Aforisma
Poesia_Sorrisi
Sorridi
E giuro che tra quelle tue
Labbra
Non vi sarà altro che
Il sapore
Dei miei sguardi
Tania Pignanelli
E giuro che tra quelle tue
Labbra
Non vi sarà altro che
Il sapore
Dei miei sguardi
Tania Pignanelli
Poesia
La tua bellezza
Mette in imbarazzo anche
Le forme più celestiali dell'immaginazione
Ed il tuo corpo
Sconfina al di là
Di ogni fantasia
Non lasci parole
Davanti a te
Ma solo lunghi silenzi di piacere
Neanche i sogni
Riescono ad avere
La morbidezza delle tue labbra
E non vi è oscurità
Più rassicurante
Del nero della tua pelle
Sei esattamente
Tutto ciò che di divino
Vi sia in un
Mondo terreno come questo
Tania Pignanelli
Mette in imbarazzo anche
Le forme più celestiali dell'immaginazione
Ed il tuo corpo
Sconfina al di là
Di ogni fantasia
Non lasci parole
Davanti a te
Ma solo lunghi silenzi di piacere
Neanche i sogni
Riescono ad avere
La morbidezza delle tue labbra
E non vi è oscurità
Più rassicurante
Del nero della tua pelle
Sei esattamente
Tutto ciò che di divino
Vi sia in un
Mondo terreno come questo
Tania Pignanelli
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Aforisma_ricordo
Rivivere un ricordo non sarà mai come l'averlo creato.
Tania Pignanelli
Tania Pignanelli
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Poesia
Tutto inizia con la fine
La morte del giorno
Genera i miei sogni
E la chiusura
Dei miei occhi
Dà vita a te
Tania Pignanelli
La morte del giorno
Genera i miei sogni
E la chiusura
Dei miei occhi
Dà vita a te
Tania Pignanelli
Aforisma_amore
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Lontani _ Poesia
La lontananza
Unisce più di qualsiasi altro vincolo
Due corpi distanti
Sono due menti sognanti
Due anime separate
Hanno il legame di un'unica aspirazione
Ed il gelo del distacco
Ha riscaldato
Il calore dei nostri baci
Ed ora
Tra queste mani
Ho il ricordo
Di quella nostra lontananza
Tania Pignanelli
Unisce più di qualsiasi altro vincolo
Due corpi distanti
Sono due menti sognanti
Due anime separate
Hanno il legame di un'unica aspirazione
Ed il gelo del distacco
Ha riscaldato
Il calore dei nostri baci
Ed ora
Tra queste mani
Ho il ricordo
Di quella nostra lontananza
Tania Pignanelli
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venerdì 28 gennaio 2011
Il mondo come volontà e rappresentazione - Il corpo
"Il corpo, dunque, viene qui considerato come oggetto immediato, cioè come la rappresentazione che serve al soggetto da punto di partenza per il conoscere: cioè come quella rappresentazione che precede, con le sue modificazioni immediatamente percepite, l'applicazione della legge di causalità, e le fornisce così i primi dati. Tutta l'essenza della materia consiste nella sua attività. Ora non esiste né effetto né causa se non per l'intelletto, che è il loro correlato soggettivo. Tuttavia, l'intelletto mai applicherebbe la sua attività, se non trovasse in qualcos'altro un punto di partenza. Questa cosa è la sensibilità, cioè l'immediata coscienza delle variazioni che si producono nel nostro corpo, e ne fanno un oggetto immediato. La possibilità di conoscenza del mondo esteriore esige, quindi, due condizioni: la prima, espressa in maniera oggettiva, è la facoltà che hanno i corpi di agire gli uni sugli altri, e di modificarsi reciprocamente: senza questa proprietà generale dei corpi, anche mediante l'intervento della sensibilità animale, non sarebbe possibile alcuna intuizione.
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La seconda condizione è la sensibilità dei corpi animali, o la proprietà che hanno certi corpi di essere oggetti immediati del soggetto. Le semplici modificazioni provate dagli organi dei sensi in virtù delle rispettive impressioni specifiche esterne posson esser già chiamate rappresentazioni, in quanto l'impressione non produce né dolore né piacere, non ha cioè un significato diretto per la volontà, e viene tuttavia percepita: e quindi non esiste che per la conoscenza. E tale è il senso in cui dico che il corpo è conosciuto immediatamente, cioè è oggetto immediato. Tuttavia, non bisogna qui prendere la parola oggetto nella sua più stretta accezione; poiché questa conoscenza immediata del corpo, anteriore ad ogni attività dell'intelletto, non è che pura sensazione, e, quindi, non ci fa ancora percepire come oggetto il corpo in se stesso, ma soltanto i corpi che agiscono su di esso.
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Per conseguenza, la forma del nostro corpo non ci è punto rivelata dalla semplice sensibilità generale, ma soltanto in virtù della conoscenza, soltanto nella rappresentazione, soltanto nel cervello il nostro corpo appare come qualcosa di esteso, di articolato, di organico; colui che nasce cieco non acquista tale rappresentazione che a poco a poco, mediante i dati della sensazione tattile; un cieco che non avesse mani non potrebbe mai conoscere la forma del suo corpo; tutt'al più arriverebbe a dedurla e costruirla a poco a poco, in seguito all'azione degli altri corpi sul suo. Quando, dunque, chiamiamo il corpo oggetto immediato, non bisogna assolutamente dimenticare questa restrizione."
Tratto da "Il mondo come volontà e rappresentazione"
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La seconda condizione è la sensibilità dei corpi animali, o la proprietà che hanno certi corpi di essere oggetti immediati del soggetto. Le semplici modificazioni provate dagli organi dei sensi in virtù delle rispettive impressioni specifiche esterne posson esser già chiamate rappresentazioni, in quanto l'impressione non produce né dolore né piacere, non ha cioè un significato diretto per la volontà, e viene tuttavia percepita: e quindi non esiste che per la conoscenza. E tale è il senso in cui dico che il corpo è conosciuto immediatamente, cioè è oggetto immediato. Tuttavia, non bisogna qui prendere la parola oggetto nella sua più stretta accezione; poiché questa conoscenza immediata del corpo, anteriore ad ogni attività dell'intelletto, non è che pura sensazione, e, quindi, non ci fa ancora percepire come oggetto il corpo in se stesso, ma soltanto i corpi che agiscono su di esso.
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Per conseguenza, la forma del nostro corpo non ci è punto rivelata dalla semplice sensibilità generale, ma soltanto in virtù della conoscenza, soltanto nella rappresentazione, soltanto nel cervello il nostro corpo appare come qualcosa di esteso, di articolato, di organico; colui che nasce cieco non acquista tale rappresentazione che a poco a poco, mediante i dati della sensazione tattile; un cieco che non avesse mani non potrebbe mai conoscere la forma del suo corpo; tutt'al più arriverebbe a dedurla e costruirla a poco a poco, in seguito all'azione degli altri corpi sul suo. Quando, dunque, chiamiamo il corpo oggetto immediato, non bisogna assolutamente dimenticare questa restrizione."
Tratto da "Il mondo come volontà e rappresentazione"
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Cuor di Luna
<< Guardo fuori, Luna, e fuori ci sei tu. Posso spegnere ogni luce qui, in questa stanza, posso anche chiudere gli occhi, ma il vero buio non mi avrebbe mai. Ci saresti sempre e comunque tu, e mi sfioreresti dolcemente con i tuoi timidi raggi. Luna, quanti poeti hanno sciolto i loro pensieri in rime per te!>>.
<< Mi lusingano tuttora le loro parole, e mi allietano anche le tue. E mi rallegra ancor di più pensare a come un fioca luce come la mia posso illuminarvi tanto. Ma questa euforia mi sfugge presto via, ohi, quanto umana è la mia natura in questo!>>.
<<Luna, cosa ti affligge tanto? Hai pienamente ragione quando affermi che il tuo lume è bagliore per i nostri occhi>>.
<< Proprio questo mi rattrista, e non poco. Penso a quanto misera possa essere la vostra esistenza se basta una luce tanto fioca a mettervi in salvo dal buio. Mi addolora constatare che la vera ed unica oscurità è quella che avete dentro di voi, e lì, mio buon uomo, nemmeno io posso entrare>>.
Tania Pignanelli
Gabbiani
- Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
- ove trovino pace.
- Io son come loro
- in perpetuo volo.
- La vita la sfioro
- com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo.
- E come forse anch'essi amo la quiete,
- la gran quiete marina,
- ma il mio destino è vivere
- balenando in burrasca.
- Vincenzo Cardarelli
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S'ì fosse foco
- S'ì fosse foco, arderei 'l mondo; s'ì fosse vento, lo tempesterei; s'ì fosse acqua, ì l'annegherei; s'ì fosse Dio, mandereil'en profondo s'ì fosse papa, sarè allor giocondo, che tutti i cristiani imbrigherei; s'ì fosse 'mperator, sa che farei? a tutti mozzerei lo capo a tondo s'ì fosse morte, andarei da mio padre; s'ì fosse vita, fuggirei da lui: similmente faria da mì madre s'ì fosse Cecco, come sono e fui, torrei le donne giovani e leggiadre, e vecchie e laide lassarei altrui.
- Cecco Angiolieri
giovedì 27 gennaio 2011
Autunno
- Autunno. Già lo sentimmo venire
- nel vento d'agosto,
- nelle pioggie di settembre
- torrenziali e piangenti
- e un brivido percorse la terra
- che ora, nuda e triste,
- accoglie un sole smarrito.
- Ora che passa e declina,
- in quest'autunno che incede
- con lentezza indicibile,
- il miglior tempo della nostra vita
- e lungamente ci dice addio.
- Vincenzo Cardarelli
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Poesia Alda Merini
I versi sono polvere chiusa
Di un mio tormento d'amore,
ma fuori l'aria è corretta,
mutevole e dolce ed il sole
ti parla di care promesse,
così quando scrivo
chino il capo nella polvere
e anelo il vento, il sole,e la mia pelle di donna
contro la pelle di un uomo.
Di un mio tormento d'amore,
ma fuori l'aria è corretta,
mutevole e dolce ed il sole
ti parla di care promesse,
così quando scrivo
chino il capo nella polvere
e anelo il vento, il sole,e la mia pelle di donna
contro la pelle di un uomo.
Alda Merini
mercoledì 26 gennaio 2011
Musica negli occhi
Dipingo
Nei miei paesaggi
Le note cromatiche
Della mia immaginazione
In una musica
Inedita
Che forse mai ascolterai
Ma che proprio
Te
Hai composto
Da te nascono
Le dolci melodie
Che accarezzano
Il silenzio
Di ogni mio sguardo
Tania Pignanelli
Nei miei paesaggi
Le note cromatiche
Della mia immaginazione
In una musica
Inedita
Che forse mai ascolterai
Ma che proprio
Te
Hai composto
Da te nascono
Le dolci melodie
Che accarezzano
Il silenzio
Di ogni mio sguardo
Tania Pignanelli
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Amore libero
Al mio fianco
Vi è la tua libertà
Che t'ha guidato
Insicuro
Vicino a me
In quel posto
Tanto incerto quanto misterioso
E la mia libertà
Mi tiene stretta a te
Senza vincoli, né catene
Senza obblighi, né doveri
Così siamo stretti
L'uno all'altra
Da qualcosa che unisce
Pur lasciando separati
Tania Pignanelli
Vi è la tua libertà
Che t'ha guidato
Insicuro
Vicino a me
In quel posto
Tanto incerto quanto misterioso
E la mia libertà
Mi tiene stretta a te
Senza vincoli, né catene
Senza obblighi, né doveri
Così siamo stretti
L'uno all'altra
Da qualcosa che unisce
Pur lasciando separati
Tania Pignanelli
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Vita
Al di fuori del
Mio mondo
Vedo tanta di quella insicurezza
Che a volte
Mi chiedo
Dove inizi
La vita
E dove finisca
La paura
Di viverla
Tania Pignanelli
Mio mondo
Vedo tanta di quella insicurezza
Che a volte
Mi chiedo
Dove inizi
La vita
E dove finisca
La paura
Di viverla
Tania Pignanelli
martedì 25 gennaio 2011
Aforisma
"La filosofia non serve a nulla, dirai; ma proprio perché priva del legame di servitù è il sapere più nobile".
Aristotele
Aristotele
Massime Capitali - Epicuro
Massime Capitali
1. L'essere beato e immortale non ha affanni, ne ad altri ne arreca; è quindi immune da ira e da benevolenza, perché simili cose sono proprie di un essere debole.
2. La morte non è niente per noi. Ciò che si dissolve non ha più sensibilità, e ciò che non ha sensibilità non è niente per noi.
3. Il limite estremo della grandezza dei piaceri è la rimozione di tutto il dolore. Dove sia il piacere, e per tutto il tempo che vi sia, non vi è posto per dolore fisico, o dell'anima, o per l'uno e l'altro insieme.
4. Non dura ininterrottamente il dolore della carne; il suo culmine dura anzi un tempo brevissimo; e ciò che di esso appena oltrepassa il piacere non si protrae molti giorni nella nostra carne. Le lunghe malattie poi arrecano alla carne più piacere che dolore.
5. Non è possibile vivere felicemente senza anche vivere saggiamente, bene e giustamente, né saggiamente e bene e giustamente senza anche vivere felicemente. A chi manchi ciò da cui deriva la possibilità di vivere saggiamente, bene, giustamente, manca anche la possibilità di una vita felice.
6. Al fine di procurarsi sicurezza nei riguardi degli altri uomini, anche i beni del comando e del regno sono beni secondo natura in quanto con tali mezzi si sia capaci di procurarsela.
7. Alcuni vollero divenire famosi e rinomati ritenendo così di procurarsi sicurezza nei riguardi degli altri uomini. Ammesso che in tal modo la loro vita sia diventata veramente sicura, essi hanno acquistato un bene secondo natura; ma se la loro vita non lo è divenuta, non hanno raggiunto quel bene secondo natura sotto il cui impulso hanno agito fin dall'inizio.
8. Nessun piacere è di per se stesso un male: però i mezzi per procurarsi certi piaceri arrecano molti più tormenti che piaceri.
9. Se ogni piacere si intensificasse nel suo luogo e nella sua durata, e pervadesse tutto il nostro composto o le parti più importanti del nostro essere, allora i piaceri non differirebbero gli uni dagli altri.
10. Se le cose che danno luogo ai piaceri propri dei dissoluti fossero anche tali da liberarci dai timori dell' animo circa i fenomeni celesti, la morte, il dolore, e ci insegnassero quale sia il limite dei desideri, non avremmo niente da rimproverare a quelli: essi sarebbero infatti ricolmi di ogni piacere e non avrebbero mai da soffrire fisicamente o da affliggersi, nel che consiste appunto il male.
11. Se non ci turbasse la paura dei fenomeni celesti e quella della morte, ch'essa possa essere qualcosa che ci tocchi da vicino, e il non conoscere il confine dei piaceri e dei dolori, non avremmo bisogno della scienza della natura.
12. Non sarebbe possibile dissolvere ogni timore intorno alle cose di maggior importanza se non si sapesse quale sia la natura dell'universo, ma si vivesse in sospettoso timore delle cose che ci raccontano i miti; non sarebbe possibile cogliere i piaceri nella loro purezza senza la scienza della natura.
13. Non gioverebbe a niente il procurarsi sicurezza nei riguardi degli altri uomini finche si continuasse a nutrire timore riguardo a ciò che sta sopra di noi, o sottoterra, o in generale nell'infinito.
14. Se la sicurezza nei riguardi degli altri uomini deriva fino a un certo punto da una ben fondata situazione di potenza e ricchezza, la sicurezza più pura proviene dalla vita serena e dall'appartarsi dalla folla.
15. La ricchezza secondo natura ha confini ben precisi ed è facile a procacciarsi, quella secondo le vane opinioni cade in un processo all'infinito.
16. Poca importanza ha la sorte per il saggio, perché le cose più grandi e importanti sono governate dalla ragione, e cosi continuano e continueranno ad essere per tutto il corso del tempo.
17. Il giusto è privo in assoluto di turbamento, mentre l'ingiusto è ricolmo del turbamento più grande.
18. Non cresce il piacere della carne, ma solo subisce variazione, una volta che sia rimossa tutta la sofferenza che viene dal bisogno. Il limite dei piaceri che la ragione ci prescrive è prodotto dal calcolo razionale di questi stessi e di tutte le affezioni dello stesso tipo, che procurano all'anima i più grandi timori.
19. Un tempo illimitato contiene la stessa quantità di piacere che uno limitato, quando i confini dei piaceri si valutino con retto calcolo.
20. La carne non ammette limiti nel piacere, e il tempo che serve a procurarle tale piacere è anch'esso senza limiti. Ma il pensiero che ha appreso a ragionare intorno al fine e al limite di ciò ch'è pertinente alla carne, e che ha soppresso il timore dell'eternità, ci rende possibile una vita perfetta, per cui non sentiamo più l'esigenza di un tempo infinito: esso non rifugge dal piacere ne, quando le circostanze ci portano al momento di uscire dalla vita, può dire di andarsene avendo tralasciato qualcosa di ciò che rende questa ottima.
21. Chi conosce i limiti della vita, sa che è facile rimuovere il dolore che proviene dal bisogno e ottenere ciò che rende la vita perfetta; sì che non ha affatto bisogno di tendere a cose che comportino lotta.
22. Bisogna ben valutare il fine che ci è dato, e far sì di riportare tutte le nostre opinioni a una certezza evidente; o tutto quanto sarà pieno di insicurezza di giudizio e di turbamento.
23. Se ti opporrai a tutte le sensazioni, non avrai più nemmeno criteri cui riferirti e perciò neanche modo di giudicare quelle che tu dici essere errate.
24. Se rifiuterai una sensazione senza ben distinguere fra ciò ch'è dovuto a opinione, ciò che attende conferma, ciò ch'è presente con evidenza in base a sensazione o ad affezione o a un qualunque atto di intuizione rappresentativa della mente, finirai col confondere anche le altre sensazioni con opinione vana, e non riuscirai più ad usare alcun criterio di giudizio. E se nelle nozioni fondate sull'opinione tu farai valere ugualmente sia ciò che attende conferma sia ciò che non riceve conferma, non potrai sfuggire all'errore, perché non ti sarai liberato assolutamente dall'ambiguità nel giudizio circa la verità o falsità di una conoscenza.
25. Se in ogni circostanza non rapporterai la tua azione al fine secondo natura, ma, nella scelta o nel rifiuto, ti indirizzerai ad altro fine, le tue azioni non saranno in coerenza con le tue parole.
26. Tutti quei desideri che, se non esauditi, non arrecano vera sofferenza non sono necessari: il loro stimolo è tale da potersi annientare facilmente quando appaiano indirizzati a cose difficili a ottenersi, o siano tali da recare danno.
27. Di tutte le cose che la sapienza procura in vista della vita felice, il bene più grande è l'acquisto dell'amicizia.
28. La medesima persuasione che ci incoraggiò a credere che nessun male è eterno o lungamente duraturo ci fa anche ritenere che la sicurezza più grande che si attui nelle cose finite è quella dell'amicizia.
29. Dei desideri alcuni sono naturali e necessari, altri naturali e non necessari, altri ne naturali ne necessari, ma nati solo da vana opinione.
30. Fra i desideri naturali che, se non vengono soddisfatti, non danno luogo a vera sofferenza, ve ne sono di quelli in cui sussiste una forte tensione; e questi hanno origine da vana opinione: e ci è difficile dissiparli non per la loro propria natura, ma per le stolte credenze degli uomini.
31. Il giusto fondato sulla natura 3 è l'espressione dell'utilità che consiste nel non recare ne ricevere reciprocamente danno.
32. Per tutti quegli esseri viventi che non ebbero la capacità di stringere patti reciproci circa il non recare ne ricevere danno, non esiste ne il giusto ne l'ingiusto; e altrettanto si deve dire per quei popoli che non poterono o non vollero stringere patti per non recare e non ricevere danno.
33. La giustizia non esiste di per se, ma solo nei rapporti reciproci, e in quei luoghi nei quali si sia stretto un patto circa il non recare ne ricevere danno.
34. L'ingiustizia non è di per se un male, ma consiste nel timore che sorge dal sospetto di non poter sfuggire a coloro che sono stati preposti a punirlo.
35. Colui che fa qualcosa di nascosto contro i patti stipulati reciprocamente circa il non recare ne ricevere danno non può confidare di non essere scoperto, anche se per il presente ciò gli riesce infinite volte: non può mai sapere se riuscirà a non farsi scoprire fino alla sua morte.
36. In senso generale il giusto è uguale per tutti, in quanto è un accordo di utilità reciproca nella vita sociale; ma a seconda della particolarità dei luoghi e delle condizioni risulta che non per tutti il giusto è lo stesso.
37. Fra le cose che la legge prescrive come giuste, quella che è comprovata come utile dalle necessità dei rapporti sociali reciproci deve esser considerata come avente il requisito del giusto, sia essa la stessa per tutti o no; ma se si ponga una legge che non risulti coerente all'utilità nei rapporti reciproci, essa non possiede la natura del giusto. Se poi ciò che era utile secondo giustizia viene a decadere, pur avendo per un certo tempo corrisposto alla prenozione del giusto, ciò non vuol dire che non lo fosse durante quel tempo, se non ci si vuole turbare per vane chiacchiere ma guardare sostanzialmente ai fatti.
38. Quando, senza che siano sopravvenute nuove circostanze, le cose sancite dalla legge come giuste si rivelano nella pratica non corrispondenti alla prenozione del giusto, vuol dire che in realtà non erano giuste. M a quando, essendo sopravvenute nuove circostanze, quelle cose che erano prescritte come giuste non sono più utili, allora bisogna dire che esse sono state giuste fino a che sono state utili per la vita in comune dei cittadini, e che in seguito, quando non sono state più; utili, non sono state più nemmeno giuste.
39. Si è disposto nella maniera migliore contro il turbamento che proviene dall'esterno colui che si è reso affini le cose possibili e non del tutto estranee le impossibili. Quanto a quelle cose riguardo a cui non ha avuto nemmeno tale potere, se ne è astenuto del tutto, fondandosi su tutto ciò che è utile a tale scopo.
40. Tutti coloro che hanno avuto la possibilità di godere della massima sicurezza nei riguardi di coloro che li circondavano, vivono in comunità gli uni con gli altri nel modo più piacevole e nella più sicura fiducia; e, pur nutrendo fra loro i più stretti legami, non piangono la dipartita di quelli di loro che muoiono prematuramente, come se questi fossero da compiangere.
lunedì 24 gennaio 2011
Aforisma
Basterebbe che mi bastassi
Tania Pignanelli
Poesia
Per tutti
I miei oggi
Sogno ancora
Un domani
Nostro
Tania Pignanelli
I miei oggi
Sogno ancora
Un domani
Nostro
Tania Pignanelli
il mondo come volontà e rappresentazione
"La vita ed i sogni son pagine d'uno stesso libro..
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I sogni si distinguono dunque dalla vita reale in quanto non rientrano nella continuità dell'esperienza che ininterrottamente vi circola: e tale differenza è ben indicata dal risveglio. Ma se questa connessione con l'esperienza appartiene già, come sua forma, alla vita reale, anche il sogno possiede la sua connessione. Se per giudicare le cose noi ci poniamo in un punto di vista estraneo ed alla vita ed al sogno, nella loro essenza noi non riusciamo a trovare un carattere distintivo netto, ed allora dobbiamo concedere ai poeti che la vita non è che un lungo sogno."
tratto da " Il mondo come volontà e rappresentazione"
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I sogni si distinguono dunque dalla vita reale in quanto non rientrano nella continuità dell'esperienza che ininterrottamente vi circola: e tale differenza è ben indicata dal risveglio. Ma se questa connessione con l'esperienza appartiene già, come sua forma, alla vita reale, anche il sogno possiede la sua connessione. Se per giudicare le cose noi ci poniamo in un punto di vista estraneo ed alla vita ed al sogno, nella loro essenza noi non riusciamo a trovare un carattere distintivo netto, ed allora dobbiamo concedere ai poeti che la vita non è che un lungo sogno."
tratto da " Il mondo come volontà e rappresentazione"
Etica a Nicomaco - Aristotele
domenica 23 gennaio 2011
Aforisma
Il presente è un passato che sta per passare via.
Tania Pignanelli
Tania Pignanelli
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Aforisma
I poeti lavorano di notte
I poeti lavorano di notte quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.
I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.
Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.
I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.
Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.
Alda Merini
Poesia Alda Merini
Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti, di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all' orecchio degli amanti. Ho bisogno di poesia, questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all' orecchio degli amanti. Ho bisogno di poesia, questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.
Alda Merini
sabato 22 gennaio 2011
Simposio Platone Amore non è un dio
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Simposio Platone definizione dell'amore
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Simposio Platone Il discorso di Aristofane
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venerdì 21 gennaio 2011
Non posso dirti
Non posso dirti che ci sei, ci sei quando non ci sei, ci sei quando ci sei, ci sei quando non ci sarai più.
Non posso dirti che il mio posto era lì con te, e che, qui da sola, mi sento sola soltanto se penso che quel posto lì con te non c'è più.
Non posso dirti che il tempo passa, ma che a volte non si porta via niente, o le riporta indietro, quando meno te lo aspetti; non posso dirti che sei stato un presente senza futuro, un passato da dimenticare ed ora sei un presente senza nessun oggi.
Non posso dirti che nei tuoi occhi io mi perdo, perdo tutto ciò che sapevo di me, e le ritrovo in te, e tutto ciò è sempre stato mio, senza che tu lo sia stato mai.
Non posso dirti che ti guardo e rido, ma che sto male dentro di me, perché sei un attimo, un attimo che devo veder fuggire, senza aver possibilità di stringerlo tra le mani, afferrare ciò che ne rimane; e che sto male, sto male perché quelle mani rimangono vuote, e sanno ancora di te.
Non posso dirti che mi manchi ora che sei tornato, mi manchi ora,ora che un domani non avrà, e non posso dirti quanto rimpiangerò quest'ora insieme a te, in cui tu sei qui con me, mentre io fuggo già lontano, ma non abbastanza lontano per poterti raggiungere e riportare qui.
Non posso dirti che non riesco a dirti nulla perché non c'è nulla da dire, perché non voglio più parole, perché mi mancano i silenzi dei nostri sguardi, dei nostri baci..
Non posso dirti che per me non sei mai andato via, e che non sei mai stato qui.
Non posso dirti nulla, ed io continuo a dirmi tutto ciò che non posso dirti.
Tania Pignanelli
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