E' l'individuo, il soggetto conoscente, quello che dà la parola dell'enigma; e questa si chiama volontà. Questa parola, questa sola, offre al soggetto la chiave della propria esistenza fenomenica; gliene rivela il significato, e gli mostra il meccanismo interiore che anima il suo essere, il suo fare, i suoi movimenti. Al soggetto conoscente che deve la sua individuazione all'identità con il proprio corpo, esso corpo è dato in due maniere affatto diverse: da un lato come rappresentazione intuitiva dell'intelletto, come oggetto fra oggetti, sottostante alle loro leggi; ma insieme dall'altro lato, è dato come qualcosa di immediatamente conosciuto da ciascuno, e che vien designato col nome di volontà.
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L'atto volitivo e l'azione del corpo non sono due stati differenti; conosciuti in modo obiettivo, e collegati secondo il principio di causalità; non stanno tra loro nella relazione di causa ed effetto: sono, al contrario, una sola e medesima cosa che ci è data in due maniere essenzialmente diverse: da un lato immediatamente, dall'altro come intuizione per l'intelletto. L'azione del corpo non è che l'atto della volontà oggettivato, cioè divenuto visibile all'intuizione.
tratto da "Il mondo come volontà e rappresentazione"
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sabato 5 marzo 2011
il mondo come volontà e rappresentazione
In realtà, sarebbe impossibile trovare il significato di questo mondo che ci sta dinanzi come rappresentazione, oppure comprendere il suo passaggio da semplice rappresentazione del soggetto conoscente a qualcosa d'altro e di più, se il filosofo stesso non fosse qualcosa di più che un puro soggetto conoscente (una testa d'angelo alata, senza corpo).
Ma il filosofo ha la sua radice nel mondo; ci si trova come individuo, e cioè la sua conoscenza, condizione e fulcro del mondo come rappresentazione, è necessariamente condizionata al corpo, le cui affezioni, come abbiam fatto vedere, porgono all'intelletto il suo punto di partenza per l'intuizione del mondo medesimo.
tratto da "Il mondo come volontà e rappresentazione"
Ma il filosofo ha la sua radice nel mondo; ci si trova come individuo, e cioè la sua conoscenza, condizione e fulcro del mondo come rappresentazione, è necessariamente condizionata al corpo, le cui affezioni, come abbiam fatto vedere, porgono all'intelletto il suo punto di partenza per l'intuizione del mondo medesimo.
tratto da "Il mondo come volontà e rappresentazione"
giovedì 24 febbraio 2011
Il mondo come volontà e rappresentazione_Sapere e scienza
S'è visto che il sapere non deriva dalla ragione; ma, procacciato per altra via (come conoscenza intuitiva), riceve poi dalla ragione che lo accoglie la forma ben diversa di conoscenza astratta. Ogni sapere, cioè ogni conoscenza elevata alla conoscenza in abstracto, sta alla scienza propriamente detta, nell'identica relazione con cui un frammento sta al tutto. Ciascun uomo, con l'esperienza, con l'osservazione di molti fenomeni, riesce ad acquisire una conoscenza di cose particolari, ma verso la scienza procede soltanto chi si propone di acquistare, intorno a qualsiasi classe di oggetti, una precisa cognizione in abstracto, isolando questa classe con l'aiuto del concetto.
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La via seguita per arrivare alla conoscenza, e cioè il passaggio dal generale al particolare, la distingue dal sapere comune; sicché la forma sistematica è un elemento essenziale e caratteristico della scienza. La connessione delle sfere dei concetti più generali di ogni scienza, cioè la conoscenza dei suoi supremi principi, è la condizione indispensabile per il suo apprendimento.
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Era già noto agli scolastici che, siccome il sillogismo esige due premesse, nessuna scienza può partire da un principio unico irriducibile, ma ne suppone parecchi, per lo meno due. Le scienze di vera e propria classificazione ( zoologia, botanica, ed anche fisica e chimica, in quanto riconducono tutte le azioni inorganiche ad un piccolo numero di forze elementari) possiedono la massima subordinazione. Al contrario, la storia non ne ha propriamente alcuna. Infatti, quello che vi è di generale nella storia non consiste che in un esame dei periodi principali; ma i fatti particolari, benché subordinati ai periodi quanto al tempo, vi si debbono ritenere soltanto coordinati quanto al contenuto, non essendo possibile dedurli dai caratteri generali dei periodi. Sicché la storia, parlando con rigore, è un sapere, non già una scienza.
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L'intuizione, sia pura ed a priori come in matematica, sia empirica a posteriori come nelle altre scienze, è la sorgente di ogni verità ed il fondamento di ogni scienza.
tratto da "Il mondo come volontà e rappresentazione"
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La via seguita per arrivare alla conoscenza, e cioè il passaggio dal generale al particolare, la distingue dal sapere comune; sicché la forma sistematica è un elemento essenziale e caratteristico della scienza. La connessione delle sfere dei concetti più generali di ogni scienza, cioè la conoscenza dei suoi supremi principi, è la condizione indispensabile per il suo apprendimento.
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Era già noto agli scolastici che, siccome il sillogismo esige due premesse, nessuna scienza può partire da un principio unico irriducibile, ma ne suppone parecchi, per lo meno due. Le scienze di vera e propria classificazione ( zoologia, botanica, ed anche fisica e chimica, in quanto riconducono tutte le azioni inorganiche ad un piccolo numero di forze elementari) possiedono la massima subordinazione. Al contrario, la storia non ne ha propriamente alcuna. Infatti, quello che vi è di generale nella storia non consiste che in un esame dei periodi principali; ma i fatti particolari, benché subordinati ai periodi quanto al tempo, vi si debbono ritenere soltanto coordinati quanto al contenuto, non essendo possibile dedurli dai caratteri generali dei periodi. Sicché la storia, parlando con rigore, è un sapere, non già una scienza.
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L'intuizione, sia pura ed a priori come in matematica, sia empirica a posteriori come nelle altre scienze, è la sorgente di ogni verità ed il fondamento di ogni scienza.
tratto da "Il mondo come volontà e rappresentazione"
venerdì 18 febbraio 2011
Il mondo come volontà e rappresentazione_Sapere e sentimento
Sapere significa in generale avere nel proprio spirito, per riprodurli a volontà, un buon numero di giudizi, il cui principio di conoscenza sia fuori dei giudizi stessi, i quali siano cioè giudizi veri. Soltanto la conoscenza astratta è, quindi, un sapere. Essendo esso condizionato dalla ragione, non possiamo dire in senso stretto, parlando degli animali, che essi siano in grado di sapere, nonostante posseggano la conoscenza intuitiva, la correlativa memoria e, quindi, anche la fantasia, come provano i loro sogni. Noi attribuiamo loro la coscienza; il cui concetto, sebbene la parola coscienza venga da scire, si confonde, per conseguenza, con quello di rappresentazione in generale. Così attribuiamo alla pianta la vita, ma non la coscienza. Sapere è, dunque, conoscere astrattamente: fissare in concetti di ragione quello che prima si conosceva generalmente.
Sotto questo punto di vista, il vero e proprio opposto del sapere è il sentimento, di cui dobbiamo qui parlare. Il concetto designato dalla parola sentimento ha un contenuto assolutamente negativo; significa, cioè, qualcosa di attualmente presente nella coscienza, ma che non è un concetto, non è una conseguenza astratta della ragione.
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Il sapere, il cui opposto contraddittorio è il concetto di sentimento, consiste, come ho già detto, nella conoscenza astratta, cioè nella conoscenza razionale. Peraltro, la ragione non presenta mai alla conoscenza se non quello che ha ricevuto per altra via, non allarga realmente il campo delle nostre conoscenze, ma si limita soltanto a dar loro un'altra forma. Ciò che noi conosciamo intuitivamente, in concreto, la ragione ce lo fa conoscere in via astratta e generale.
Ogni sicura conservazione delle nostre conoscenze, ogni loro comunicabilità, ogni sicura ed estesa possibilità di applicarle alla pratica, dipendono dall'essere tali conoscenze divenute un sapere, una conoscenza astratta. La conoscenza intuitiva non vale mai per il caso singolare, va sempre a ciò che è più vicino, senza mai fare un passo più in là, la sensibilità e l'intelletto non potendo realmente abbracciare che un oggetto alla volta. Ogni attività sostenuta, coerente, metodica non può procedere che da principi, cioè da un sapere astratto, e deve esserne diretta.
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Il sapere astratto, sebbene sia il riflesso della rappresentazione intuitiva su cui si fonda, pure non le si identifica fino al punto da poterla sostituire in tutto e per tutto; anzi, non le corrisponde mai esattamente. Ecco perché, come abbiamo visto, molte azione umane non possono eseguirsi che con l'aiuto della ragione e della riflessione, ma ce ne son anche di quelle che riescon meglio senza il suo intervento.
tratto da "Il mondo come volontà e rappresentazione"
Sotto questo punto di vista, il vero e proprio opposto del sapere è il sentimento, di cui dobbiamo qui parlare. Il concetto designato dalla parola sentimento ha un contenuto assolutamente negativo; significa, cioè, qualcosa di attualmente presente nella coscienza, ma che non è un concetto, non è una conseguenza astratta della ragione.
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Il sapere, il cui opposto contraddittorio è il concetto di sentimento, consiste, come ho già detto, nella conoscenza astratta, cioè nella conoscenza razionale. Peraltro, la ragione non presenta mai alla conoscenza se non quello che ha ricevuto per altra via, non allarga realmente il campo delle nostre conoscenze, ma si limita soltanto a dar loro un'altra forma. Ciò che noi conosciamo intuitivamente, in concreto, la ragione ce lo fa conoscere in via astratta e generale.
Ogni sicura conservazione delle nostre conoscenze, ogni loro comunicabilità, ogni sicura ed estesa possibilità di applicarle alla pratica, dipendono dall'essere tali conoscenze divenute un sapere, una conoscenza astratta. La conoscenza intuitiva non vale mai per il caso singolare, va sempre a ciò che è più vicino, senza mai fare un passo più in là, la sensibilità e l'intelletto non potendo realmente abbracciare che un oggetto alla volta. Ogni attività sostenuta, coerente, metodica non può procedere che da principi, cioè da un sapere astratto, e deve esserne diretta.
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Il sapere astratto, sebbene sia il riflesso della rappresentazione intuitiva su cui si fonda, pure non le si identifica fino al punto da poterla sostituire in tutto e per tutto; anzi, non le corrisponde mai esattamente. Ecco perché, come abbiamo visto, molte azione umane non possono eseguirsi che con l'aiuto della ragione e della riflessione, ma ce ne son anche di quelle che riescon meglio senza il suo intervento.
tratto da "Il mondo come volontà e rappresentazione"
mercoledì 9 febbraio 2011
Il mondo come volontà e rappresentazione_I concetti
L'intelletto non ha che una sola funzione: la conoscenza immediata della relazione di causa ed effetto. Perché l'intuizione del mondo reale, come pure la credenza, la sagacità, la facoltà dell' invenzione, malgrado la varietà delle loro applicazioni, son pur sempre manifestazioni di quest'unica funzione. Del pari: anche la ragione ha una funzione unica: la formazione dei concetti; funzione in virtù della quale si spiegano e si comprendono senza'altro tutti i fenomeni sopra descritti, che distinguono la vita dell'uomo da quella del bruto. E tutto ciò, che sempre e dappertutto fu chiamato ragionevole o irragionevole, si riferisce all'applicazione o alla non applicazione della detta funzione.
I concetti formano una classe speciale di rappresentazioni, che sono patrimonio esclusivo dello spirito umano, e differiscono toto genere dalla classe delle rappresentazioni intuitive. Così non ci è mai possibile acquistare una conoscenza intuitiva e realmente evidente della loro essenza: tale conoscenza intuitiva e realmente evidente della loro essenza: tale conoscenza sarà sempre anch'essa astratta e discorsiva.
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I concetti possono venire soltanto pensati, non intuiti; oggetti veri e propri d'esperienza possono essere soltanto gli effetti che l'uomo produce per loro mezzo. Tali sono: il linguaggio, la condotta riflessa e sistematica, la scienza, e tutte le loro conseguenze..
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Le parole, siccome designano quella classe tutta speciale di rappresentazioni, di cui la ragione è il correlato soggettivo, non hanno per gli animali nessun significato e nessun valore. Al pari d'ogni altro fenomeno riferibile alla ragione, al pari di tutto ciò che distingue l'uomo dal bruto, il linguaggio si deve ricondurre ad un'origine unica e semplice: ai concetti, che sono rappresentazioni astratte, non intuitive; universali, non individuate nel tempo e nello spazio.
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Per quanto poi i concetti possano radicalmente differire dalle rappresentazioni intuitive, pure hanno con queste una relazione necessaria, senza la quale non esisterebbero, e che perciò costituisce tutta la loro essenza e la loro realtà. La riflessione non può essere che una copia, una ripetizione del suo originale, che è il mondo intuitivo; sebbene questa copia sia di natura tutt'affatto speciale, ed in materia completamente eterogenea.
Quindi, si può molto esattamente definire il concetto: rappresentazione. Anche il principio di ragione riveste qui una forma speciale. E come ciascun'altra delle forme, in cui esso principio domina una data classe di rappresentazioni, costituisce tutta l'essenza di questa classe in quanto classe di rappresentazioni; così tutta l'essenza dei concetti, cioè della classe delle rappresentazioni astratte, consiste unicamente nella relazione che il principio di ragione esprime per loro mezzo. Siccome, poi, tale relazione è quella del principio di conoscenza, tutta l'essenza della rappresentazione astratta consiste nella sua relazione con un'altra rappresentazione, che è il suo principio di conoscenza.
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Dunque, la classe delle rappresentazioni astratte si distingue da quella delle rappresentazioni intuitive in questo: il principio di ragione richiede, in queste ultime, soltanto una relazione con un'altra rappresentazione della medesima classe: nelle prime richiede, inoltre, la relazione con una rappresentazione di un'altra classe.
Il nome di astratti ( abstracta) venne dato preferibilmente a quei concetti che si riallacciano alla conoscenza intuitiva non direttamente, ma soltanto per mezzo di uno o di più altri concetti. Concreti (concreta) si dissero al contrario quei concetti che hanno il loro principio immediato nel mondo intuitivo.
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Il concetto, essendo rappresentazione di una rappresentazione, deve tutta la sua essenza alla sua relazione con un'altra rappresentazione.
tratto da "Il mondo come volontà e rappresentazione"
I concetti formano una classe speciale di rappresentazioni, che sono patrimonio esclusivo dello spirito umano, e differiscono toto genere dalla classe delle rappresentazioni intuitive. Così non ci è mai possibile acquistare una conoscenza intuitiva e realmente evidente della loro essenza: tale conoscenza intuitiva e realmente evidente della loro essenza: tale conoscenza sarà sempre anch'essa astratta e discorsiva.
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I concetti possono venire soltanto pensati, non intuiti; oggetti veri e propri d'esperienza possono essere soltanto gli effetti che l'uomo produce per loro mezzo. Tali sono: il linguaggio, la condotta riflessa e sistematica, la scienza, e tutte le loro conseguenze..
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Le parole, siccome designano quella classe tutta speciale di rappresentazioni, di cui la ragione è il correlato soggettivo, non hanno per gli animali nessun significato e nessun valore. Al pari d'ogni altro fenomeno riferibile alla ragione, al pari di tutto ciò che distingue l'uomo dal bruto, il linguaggio si deve ricondurre ad un'origine unica e semplice: ai concetti, che sono rappresentazioni astratte, non intuitive; universali, non individuate nel tempo e nello spazio.
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Per quanto poi i concetti possano radicalmente differire dalle rappresentazioni intuitive, pure hanno con queste una relazione necessaria, senza la quale non esisterebbero, e che perciò costituisce tutta la loro essenza e la loro realtà. La riflessione non può essere che una copia, una ripetizione del suo originale, che è il mondo intuitivo; sebbene questa copia sia di natura tutt'affatto speciale, ed in materia completamente eterogenea.
Quindi, si può molto esattamente definire il concetto: rappresentazione. Anche il principio di ragione riveste qui una forma speciale. E come ciascun'altra delle forme, in cui esso principio domina una data classe di rappresentazioni, costituisce tutta l'essenza di questa classe in quanto classe di rappresentazioni; così tutta l'essenza dei concetti, cioè della classe delle rappresentazioni astratte, consiste unicamente nella relazione che il principio di ragione esprime per loro mezzo. Siccome, poi, tale relazione è quella del principio di conoscenza, tutta l'essenza della rappresentazione astratta consiste nella sua relazione con un'altra rappresentazione, che è il suo principio di conoscenza.
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Dunque, la classe delle rappresentazioni astratte si distingue da quella delle rappresentazioni intuitive in questo: il principio di ragione richiede, in queste ultime, soltanto una relazione con un'altra rappresentazione della medesima classe: nelle prime richiede, inoltre, la relazione con una rappresentazione di un'altra classe.
Il nome di astratti ( abstracta) venne dato preferibilmente a quei concetti che si riallacciano alla conoscenza intuitiva non direttamente, ma soltanto per mezzo di uno o di più altri concetti. Concreti (concreta) si dissero al contrario quei concetti che hanno il loro principio immediato nel mondo intuitivo.
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Il concetto, essendo rappresentazione di una rappresentazione, deve tutta la sua essenza alla sua relazione con un'altra rappresentazione.
tratto da "Il mondo come volontà e rappresentazione"
Il mondo come volontà e rappresentazione_Soggetto ed oggetto
Il principio di ragione non concerne punto il soggetto, è soltanto forma degli oggetti; i quali dunque non sono cose in sé. Il soggetto è posto contemporaneamente all'oggetto e viceversa; in conseguenza non può né l'oggetto succedere al soggetto, né il soggetto all'oggetto, come l'effetto succede alla causa.
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io non parto né dall'oggetto né dal soggetto, ma dalla rappresentazione come primo fatto di coscienza, la cui forma prima ed essenziale è la divisione in oggetto e soggetto: la forma dell'oggetto è a sua volta rappresentata dal principio di ragione nelle sue diverse forme; ciascuna delle quali domina così potentemente la sua propria classe di rappresentazioni, che la conoscenza di tal forma ci dà insieme l'essenza di tutta la classe conosciuta; non essendo questa (come rappresentazione) altra cosa alla medesima forma. Così il tempo non è altro che il principio di esistenza temporanea, la successione; lo spazio non è che il principio di ragione nello spazio, la situazione; la materia non è che la causalità; il concetto non è che relazione al principio di conoscenza.
sabato 5 febbraio 2011
Aforisma_Schopenhauer
Vista dai giovani, la vita è un avvenire infinitamente lungo. Vista dai vecchi, un passato molto breve.
Arthur Schopenhauer
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giovedì 3 febbraio 2011
Il mondo come volontà e rappresentazione_Soggetto ed oggetto
Noi non siamo partiti né dall' oggetto né dal soggetto, bensì dalla rappresentazione che li contiene e li presuppone entrambi, essendo la separazione in oggetto e soggetto la forma prima più generale e più essenziale d'ogni altra rappresentazione. Noi, perciò, abbiamo trattato dapprima questa forma come tale, e in seguito le forme subordinate dello spazio, del tempo e della causalità. Questa forme appartengono unicamente all'oggetto; ma siccome sono essenziali all'oggetto come tale possono essere derivate anche dal soggetto, e venire conosciute a priori; ed in questo senso si devono ritenere come il limite comune e dell'oggetto e del soggetto. Tutte queste forme, però, possono ricondursi ad un'unica espressione comune; al principio di ragione.
Questa maniera di procedere è il carattere che distingue assolutamente il mio sistema da tutti gli altri tentativi filosofici venuti sinora alla luce; questi partivano o dall'oggetto o dal soggetto, e cercavano poi di spiegare l'uno per mezzo dell'altro, fondandosi sul principio di ragione:io, invece, sottraggo all'autorità di questo principio la relazione tra oggetto e soggetto, non lasciandole che l'oggetto.
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I sistemi che partono dall'oggetto hanno sempre come problema il mondo intuitivo e le sue leggi: tuttavia, l'oggetto che prendono a punto di partenza non è sempre il mondo o la materia che ne è il principio primo; si può fare, piuttosto, una classificazione di questi sistemi secondo le quattro categorie di oggetti da me distinte nella dissertazione introduttiva. Si possono così ritenere partiti dalla prima delle quattro classi, e cioè dal mondo reale: Talete e la scuola ionica, Democrito, Epicuro, Giordano Bruno ed i materialisti francesi.
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Ora, l'evidente assurdità del materialismo è confermata da un'altra verità: che nessuna scienza propriamente detta (nessun sistema di conoscenza diretto dal principio di ragione) può raggiungere un risultato finale, né dare una spiegazione integramente soddisfacente; e ciò per la ragione che la scienza non può cogliere l'intima essenza del mondo, né oltrepassare la rappresentazione: la scienza, in fondo, non fa che darci relazioni tra rappresentazioni.
Ogni scienza parte da due dati fondamentali. Uno è sempre il principio di ragione in qualcuna delle sue forme, e serve da organo; l'altro è l'oggetto speciale, e costituisce il problema.
Tratto da "Il mondo come volontà e rappresentazione"
Questa maniera di procedere è il carattere che distingue assolutamente il mio sistema da tutti gli altri tentativi filosofici venuti sinora alla luce; questi partivano o dall'oggetto o dal soggetto, e cercavano poi di spiegare l'uno per mezzo dell'altro, fondandosi sul principio di ragione:io, invece, sottraggo all'autorità di questo principio la relazione tra oggetto e soggetto, non lasciandole che l'oggetto.
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I sistemi che partono dall'oggetto hanno sempre come problema il mondo intuitivo e le sue leggi: tuttavia, l'oggetto che prendono a punto di partenza non è sempre il mondo o la materia che ne è il principio primo; si può fare, piuttosto, una classificazione di questi sistemi secondo le quattro categorie di oggetti da me distinte nella dissertazione introduttiva. Si possono così ritenere partiti dalla prima delle quattro classi, e cioè dal mondo reale: Talete e la scuola ionica, Democrito, Epicuro, Giordano Bruno ed i materialisti francesi.
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Ora, l'evidente assurdità del materialismo è confermata da un'altra verità: che nessuna scienza propriamente detta (nessun sistema di conoscenza diretto dal principio di ragione) può raggiungere un risultato finale, né dare una spiegazione integramente soddisfacente; e ciò per la ragione che la scienza non può cogliere l'intima essenza del mondo, né oltrepassare la rappresentazione: la scienza, in fondo, non fa che darci relazioni tra rappresentazioni.
Ogni scienza parte da due dati fondamentali. Uno è sempre il principio di ragione in qualcuna delle sue forme, e serve da organo; l'altro è l'oggetto speciale, e costituisce il problema.
Tratto da "Il mondo come volontà e rappresentazione"
venerdì 28 gennaio 2011
Il mondo come volontà e rappresentazione - Il corpo
"Il corpo, dunque, viene qui considerato come oggetto immediato, cioè come la rappresentazione che serve al soggetto da punto di partenza per il conoscere: cioè come quella rappresentazione che precede, con le sue modificazioni immediatamente percepite, l'applicazione della legge di causalità, e le fornisce così i primi dati. Tutta l'essenza della materia consiste nella sua attività. Ora non esiste né effetto né causa se non per l'intelletto, che è il loro correlato soggettivo. Tuttavia, l'intelletto mai applicherebbe la sua attività, se non trovasse in qualcos'altro un punto di partenza. Questa cosa è la sensibilità, cioè l'immediata coscienza delle variazioni che si producono nel nostro corpo, e ne fanno un oggetto immediato. La possibilità di conoscenza del mondo esteriore esige, quindi, due condizioni: la prima, espressa in maniera oggettiva, è la facoltà che hanno i corpi di agire gli uni sugli altri, e di modificarsi reciprocamente: senza questa proprietà generale dei corpi, anche mediante l'intervento della sensibilità animale, non sarebbe possibile alcuna intuizione.
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La seconda condizione è la sensibilità dei corpi animali, o la proprietà che hanno certi corpi di essere oggetti immediati del soggetto. Le semplici modificazioni provate dagli organi dei sensi in virtù delle rispettive impressioni specifiche esterne posson esser già chiamate rappresentazioni, in quanto l'impressione non produce né dolore né piacere, non ha cioè un significato diretto per la volontà, e viene tuttavia percepita: e quindi non esiste che per la conoscenza. E tale è il senso in cui dico che il corpo è conosciuto immediatamente, cioè è oggetto immediato. Tuttavia, non bisogna qui prendere la parola oggetto nella sua più stretta accezione; poiché questa conoscenza immediata del corpo, anteriore ad ogni attività dell'intelletto, non è che pura sensazione, e, quindi, non ci fa ancora percepire come oggetto il corpo in se stesso, ma soltanto i corpi che agiscono su di esso.
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Per conseguenza, la forma del nostro corpo non ci è punto rivelata dalla semplice sensibilità generale, ma soltanto in virtù della conoscenza, soltanto nella rappresentazione, soltanto nel cervello il nostro corpo appare come qualcosa di esteso, di articolato, di organico; colui che nasce cieco non acquista tale rappresentazione che a poco a poco, mediante i dati della sensazione tattile; un cieco che non avesse mani non potrebbe mai conoscere la forma del suo corpo; tutt'al più arriverebbe a dedurla e costruirla a poco a poco, in seguito all'azione degli altri corpi sul suo. Quando, dunque, chiamiamo il corpo oggetto immediato, non bisogna assolutamente dimenticare questa restrizione."
Tratto da "Il mondo come volontà e rappresentazione"
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La seconda condizione è la sensibilità dei corpi animali, o la proprietà che hanno certi corpi di essere oggetti immediati del soggetto. Le semplici modificazioni provate dagli organi dei sensi in virtù delle rispettive impressioni specifiche esterne posson esser già chiamate rappresentazioni, in quanto l'impressione non produce né dolore né piacere, non ha cioè un significato diretto per la volontà, e viene tuttavia percepita: e quindi non esiste che per la conoscenza. E tale è il senso in cui dico che il corpo è conosciuto immediatamente, cioè è oggetto immediato. Tuttavia, non bisogna qui prendere la parola oggetto nella sua più stretta accezione; poiché questa conoscenza immediata del corpo, anteriore ad ogni attività dell'intelletto, non è che pura sensazione, e, quindi, non ci fa ancora percepire come oggetto il corpo in se stesso, ma soltanto i corpi che agiscono su di esso.
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Per conseguenza, la forma del nostro corpo non ci è punto rivelata dalla semplice sensibilità generale, ma soltanto in virtù della conoscenza, soltanto nella rappresentazione, soltanto nel cervello il nostro corpo appare come qualcosa di esteso, di articolato, di organico; colui che nasce cieco non acquista tale rappresentazione che a poco a poco, mediante i dati della sensazione tattile; un cieco che non avesse mani non potrebbe mai conoscere la forma del suo corpo; tutt'al più arriverebbe a dedurla e costruirla a poco a poco, in seguito all'azione degli altri corpi sul suo. Quando, dunque, chiamiamo il corpo oggetto immediato, non bisogna assolutamente dimenticare questa restrizione."
Tratto da "Il mondo come volontà e rappresentazione"
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lunedì 24 gennaio 2011
il mondo come volontà e rappresentazione
"La vita ed i sogni son pagine d'uno stesso libro..
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I sogni si distinguono dunque dalla vita reale in quanto non rientrano nella continuità dell'esperienza che ininterrottamente vi circola: e tale differenza è ben indicata dal risveglio. Ma se questa connessione con l'esperienza appartiene già, come sua forma, alla vita reale, anche il sogno possiede la sua connessione. Se per giudicare le cose noi ci poniamo in un punto di vista estraneo ed alla vita ed al sogno, nella loro essenza noi non riusciamo a trovare un carattere distintivo netto, ed allora dobbiamo concedere ai poeti che la vita non è che un lungo sogno."
tratto da " Il mondo come volontà e rappresentazione"
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I sogni si distinguono dunque dalla vita reale in quanto non rientrano nella continuità dell'esperienza che ininterrottamente vi circola: e tale differenza è ben indicata dal risveglio. Ma se questa connessione con l'esperienza appartiene già, come sua forma, alla vita reale, anche il sogno possiede la sua connessione. Se per giudicare le cose noi ci poniamo in un punto di vista estraneo ed alla vita ed al sogno, nella loro essenza noi non riusciamo a trovare un carattere distintivo netto, ed allora dobbiamo concedere ai poeti che la vita non è che un lungo sogno."
tratto da " Il mondo come volontà e rappresentazione"
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