"C'era una volta domani. Adesso non c'è più. C'è un altro giorno che chiamiamo domani, ma domani non c'è più. Domani è diventato ieri, o l'anno scorso, e così diventando non è più lo stesso. E' un po' come un bravo bambino che diventa un ladro di polli: non è più lui, ormai è un altro.
Domani era una bella giornata di sole. Ci si alzava presto al mattino e ci si sentiva pieni di energia. Si correva fuori e si facevano quattro salti nel prato, poi dentro ancora per una bella doccia ed una buona colazione. Davanti al caffelatte fumante si parlava dei programmi della giornata: c'erano spese da fare dopo la scuola, amici da vedere e la sera una partita molto importante per la televisione. Alla nostra squadra bastava pareggiare per andare in finale; così gli altri dovevano attaccare ed attaccando si sarebbero scoperti..
Io ero affezionato a domani. Ogni tanto un giorno così ci vuole: ti mette di buon umore ed il sorriso ti rimane dentro a lungo, come una fiamma che ci mette un po' a spegnersi.
Adesso domani non c'è più: è diventato ieri, o l'anno scorso. E non è più lo stesso: quando domani è diventato ieri pioveva e non si poteva andare fuori e nessuno aveva voglia di parlare e la nostra squadra ha perso cinque a zero. Gli altri dovevano attaccare e lo hanno fatto.
Adesso c'è un altro giorno che chiamiamo domani, e qualcuno dice che questo giorno c'è il sole e si può andare fuori e la partita la vinciamo. E forse è vero, ma a me quest'altro giorno non interessa; anzi, non so perché lo chiamiamo domani. Domani non c'è più: è diventato ieri, o l'anno scorso."
Tratto da "La filosofia in quarantadue favole", Ermanno Bencivenga
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domenica 9 gennaio 2011
giovedì 30 dicembre 2010
La bimba che si è persa
La bimba Marina si è persa. Un istante prima era ancora lì; si guardava intorno serena e fiduciosa; gli occhi le brillavano mentre ascoltava le chiacchiere dei grandi, quei lunghi discorsi che parlavano sempre di lei, di quanto era bella e buona e mangiava tutta la merenda. Poi successe qualcosa, nessuno ha mai capito che cosa. Forse i pianeti si allinearono davanti al sole e sulla sua fronte cadde un'ombra fredda e buia; forse la voce di uno dei grandi si spezzò e ne uscì una nota falsa, sforzata, insincera;forse gli occhi della bimba incontrarono altri occhi che si ritrassero imbarazzati. Lei comunque scomparve. Al suo posto c'era un'altra che le somigliava, ma si tratta di una copia, che può ingannare solo chi non la conosceva: gli occhi non le brillano, non mostrano alcuna fiducia. Quest'altra Marina sa guardare tutti senza imbarazzo, sa preparare loro la merenda, sa vivere all'ombra e al freddo; ma è come se aspettasse sempre la sera, come se niente la riguardasse, come se ci fossero solo delle cose da fare, delle cose che vanno fatte, e occorre sbrigarsi a farle, per poter finalmente andare a dormire.
Da allora in molti hanno avuto l'impressione di vedere ancora la bimba Marina. Ci sono giornate in cui l'aria è tiepida e profumata; ci sono momenti in cui qualcuno si lascia andare, dimentica la sua paura e racconta una storia dolce, per il puro piacere di farlo; ci sono suoni melodiosi che talvolta emergono dai solchi di un disco, parole piene di sentimento che si formano su una pagina; e molti hanno detto che quando capita una di queste fortunate circostante, per un attimo, la bimba Marina torna al suo posto e gli occhi le brillano ancora e vuole ancora essere lei a mangiare la merenda, vuole anzi che qualcuno gliela prepari, che le imburri il pane e glielo porga, con un gesto gentile.
Ma si tratta di un attimo, appunto; basta un lieve tremito nella mano che si tende verso di lei, un'impercettibile esitazione nella voce di chi racconta la storia, uno zefiro appena più pronunciato, un piccolo barlume d'inverno, e la bimba scompare. Là dove si è persa non c'è niente e nessuno, ma anche niente e nessuno che faccia male.
Tratto da "La filosofia in quarantadue favole"
Da allora in molti hanno avuto l'impressione di vedere ancora la bimba Marina. Ci sono giornate in cui l'aria è tiepida e profumata; ci sono momenti in cui qualcuno si lascia andare, dimentica la sua paura e racconta una storia dolce, per il puro piacere di farlo; ci sono suoni melodiosi che talvolta emergono dai solchi di un disco, parole piene di sentimento che si formano su una pagina; e molti hanno detto che quando capita una di queste fortunate circostante, per un attimo, la bimba Marina torna al suo posto e gli occhi le brillano ancora e vuole ancora essere lei a mangiare la merenda, vuole anzi che qualcuno gliela prepari, che le imburri il pane e glielo porga, con un gesto gentile.
Ma si tratta di un attimo, appunto; basta un lieve tremito nella mano che si tende verso di lei, un'impercettibile esitazione nella voce di chi racconta la storia, uno zefiro appena più pronunciato, un piccolo barlume d'inverno, e la bimba scompare. Là dove si è persa non c'è niente e nessuno, ma anche niente e nessuno che faccia male.
Tratto da "La filosofia in quarantadue favole"
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